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PER GUCCI L'ELOGIO DEL CYBORG E UN NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO

Ispirandosi al Manifesto Cyborg, l'estroso Alessandro Michele costruisce per Gucci la sua visione creativa oltre i dualismi, punto di confluenza tra maschile e femminile, normale e diverso, seguendo un percorso stilistico e concettuale unico nel suo genere.

  • Massimo De Angelis

Ogni outfit appare come un piccolo guardaroba a sé, fatto di citazioni, stratificazione e provocazioni, quindi un tassello di un tutto all’insegna di complessi equilibrismi. Gli abiti sono chiamati a raffigurare l’allegoria, forse ibrida, del ‘dover divinire’, estrapolando codici da mondi diversi. Si passa dagli anni Venti agli Ottanta, dal genere folk alle contaminazioni pop, dalle atmosfere british alle anime giapponesi, dai completi talari al logo di squadre di baseball americane, dalle scarpe invernali ai sandali con gli strass. Il capo risulta spesso coperto da foulard simili a quelli dei contadini nei quadri naif, ma anche da un turbante indiano o un passamontagna, mentre custodie in velo zippato possono avvolgere l’intera figura. Vestiti e accessori diventano simboli, come dice Alessandro Michele, di una possibilità emancipatoria attraverso la quale decidere di evolvere o crescere. Ma la maison Gucci guarda con ottimismo alla prossima collezione e allo stesso tempo fonda pure un nuovo modello organizzativo societario basato su quattro pilastri fondamentali, ovvero persone, cultura aziendale, creatività e innovazione. L’obiettivo è portare il marchio al massimo potenziale in ogni area di attività, con un maggiore coinvolgimento del brand in relazione alla clientela, rafforzando il dialogo su base personale, attraverso tutti i vari canali di vendita e stringendo un rapporto emozionale unico. Per ottenere ciò bisogna fare leva sulle migliori tecnologie moderne che oggi il mercato può offrire e che rappresenteranno un vantaggio competitivo importante nel settore fashion.